Il naufragio del motopeschereccio Rita Evelin, avvenuto il 26 ottobre 2006 al largo di Pedaso, è una ferita aperta per la comunità di San Benedetto del Tronto e un caso intriso di misteri irrisolti. Nonostante siano passati 18 anni, le domande senza risposta continuano a pesare, specialmente alla luce di nuove evidenze emerse di recente.
Gianni Lannes, noto giornalista d’inchiesta, ha dato il via alle ricerche con la sua determinazione nel portare alla luce verità scomode.
Pier Paolo Flammini, testimone all’epoca della vicenda, ha deciso di mettere la sua penna al servizio dell’indagine, contribuendo a far emergere nuovi dettagli.
Il caso: cronaca di un disastro
Nella notte del 26 ottobre 2006, il Rita Evelin affondò in circostanze misteriose, causando la morte di tre marinai – Francesco Annibali, Luigi Luchetti e Ounis Gasmi. L’unico superstite, il comandante Nicola Guidi, riportò di aver sentito un forte boato poco prima del naufragio, una testimonianza che getta dubbi sulle cause ufficiali dell’incidente.
Pier Paolo Flammini, in un recente articolo su Cronache Picene, ha sottolineato come il relitto del peschereccio giaccia ancora a 76 metri di profondità, nonostante le dichiarazioni delle autorità che avevano promesso il suo recupero. Questa discrepanza alimenta le ipotesi di un possibile insabbiamento delle reali dinamiche dell’incidente.
L’ipotesi di un coinvolgimento militare
Gianni Lannes ha avanzato una teoria inquietante: l’affondamento del Rita Evelin potrebbe essere stato causato da un sottomarino militare, presumibilmente della NATO. Lannes ha evidenziato anomalie nei cavi d’acciaio della rete del peschereccio, uno dei quali sarebbe stato piegato e macchiato di vernice rossa, indicando un possibile contatto con un mezzo subacqueo.
Inoltre, l’ammiraglio Paolo La Rosa, all’epoca capo di Stato Maggiore della Marina Militare, aveva dichiarato in un’audizione parlamentare del dicembre 2006 la presenza permanente di forze navali NATO nel Mediterraneo, un dettaglio che potrebbe supportare l’ipotesi di Lannes.
Secondo Lannes, la mancanza di un’indagine approfondita, unita alla decisione di non recuperare il relitto, rappresenta un buco nero nella gestione del caso.
La necessità di riaprire il caso
Entrambi i giornalisti concordano sulla necessità di riaprire l’inchiesta. Lannes, in particolare, ha chiesto una rogatoria internazionale per far emergere la verità.
La sua prossima iniziativa è la realizzazione di un documentario che mira a tenere alta l’attenzione pubblica e a esercitare pressione sulle istituzioni. Inoltre, è in uscita un suo libro d’inchiesta che approfondirà ulteriormente le verità nascoste dietro questa tragedia.
Il caso del Rita Evelin non riguarda solo un tragico naufragio, ma tocca temi universali come la trasparenza, la giustizia e il diritto delle famiglie delle vittime di conoscere la verità. Il rischio è che, senza un intervento deciso, questa tragedia resti avvolta in un silenzio colpevole.
La memoria e il futuro
Il mio libro "Quel silenzio in fondo al mare" ha già contribuito a riportare l’attenzione su questa vicenda, ricostruendo la storia e le sue zone d’ombra. Ora, con il documentario e il libro inchiesta in arrivo, la speranza è che si faccia finalmente chiarezza sulle reali cause dell’affondamento.
La comunità di San Benedetto del Tronto merita risposte. Le famiglie delle vittime meritano giustizia. E il Rita Evelin merita di non essere dimenticato.
Di seguito trovate i link degli articoli dei due giornalisti:
https://www.cronachepicene.it/2024/12/18/affondamento-rita-evelin-presto-un-documentario-lannes-riaprire-linchiesta-e-stato-un-sottomarino-nato-foto/503144/
https://sulatestagiannilannes.blogspot.com/2024/12/nato-colpito-e-affondato.html
A.Roncarolo
