Settembre 03, 2025

Grande interesse per la mostra di Mario Vespasiani in corso al Museo Storico Aeronautico di Loreto

L’attualità di una mostra come "THE AERONAUT" di Mario Vespasiani, in corso nel Museo Storico Aeronautico di Loreto, in un momento storico segnato da laceranti tensioni internazionali e da una profonda crisi spirituale, si può accertare nel modo in cui l’artista abbia saputo affrontare di petto le contraddizioni del nostro tempo ed indicare una via possibile verso l’armonia.

Redazione

L'originalità della soluzione artistica raggiunta da Vespasiani risiede nella sua capacità di operare una profonda sintesi alchemica: prendendo il simbolo più estremo della hybris tecnologica e della potenza bellica, il caccia militare, e lo ha “immerso" nell' athanor silenzioso e generativo del fondale marino. In questo grembo acquatico, lo strumento di offesa non viene semplicemente neutralizzato, ma trasmutato in una culla di vita, un ecosistema che accoglie e protegge, una forma che da minacciosa diventa organica. È la coincidentia oppositorum, il sigillo di ogni grande opera spirituale, che si manifesta con una forza disarmante. La sua tecnica che fonde la bidimensionalità della pittura con la tridimensionalità della scultura, è la dimostrazione fisica di questo processo: la visione e la sostanza, l'immagine e il corpo, diventano una cosa sola: in queste opere, il cielo e l'abisso, il rombo assordante dei motori e il "silenzio fluttuante" delle profondità, la velocità futuristica e la quiete primordiale non si combattono, ma si placano in una riconciliazione che non è una sconfitta della tecnologia, ma la sua redenzione. Il titolo stesso, ci svela che il vero protagonista di questo viaggio non è il pilota da caccia, ma l'artista stesso e dunque lo spettatore, trasfigurati in una figura più antica e saggia: il contemplativo che, raggiunte le "alte quote" della coscienza, può mappare il mondo con uno sguardo compassionevole. Inoltre ponendo le opere non a parete ma su piedistalli posti a 45° invita a guardarle dall'alto, in un atto maieutico, che invita a elevarci al di sopra delle nostre reazioni istintive per scorgere, anche nel cuore del conflitto, la possibilità di un'armonia superiore. L'esperienza visiva si è sviluppata anche in un album musicale (alcuni dei brani si possono ascoltare su YouTube) che traduce in frequenze sonore quello stato di pace, quel "respiro lento dell'oceano" che le opere incarnano visivamente. La lucidità della missione di Vespasiani è confermata anche dalla sua autorevolezza, agendo non con un fare critico, ma come "consigliere" che indica una via evolutiva. "THE AERONAUT” è allora un'esperienza di pace, la testimonianza che anche le più temibili fusoliere possono diventare "abitacoli per la vita”. In un'epoca di frammentazione, la sua opera e la sua persona si offrono come un "elemento armonico", fornendoci gli strumenti percettivi, visivi e sonori per ritrovare la coesione, dentro e fuori di noi. Di fronte alla complessità e alle lacerazioni del presente, l'arte contemporanea si è spesso trovata a un bivio: da un lato, la via della denuncia didascalica, ponendo l'opera ai livelli di uno slogan; dall'altro, quella della provocazione iconoclasta, che esaurisce la sua forza nel momento stesso del suo gesto dissacrante. Ma esiste una terza via, una possibilità per l'arte di essere profondamente attuale, di affrontare i temi più urgenti, senza cadere nella narrazione predicatoria né nel nichilismo fine a se stesso? La risposta offerta dalla mostra sta in un "sì" pieno e argomentato. In questo ciclo di opere, Vespasiani non si limita a esporre una soluzione artistica, ma definisce un vero e proprio metodo per la trasfigurazione del reale, ponendosi come un innovatore che non ha bisogno di urlare, perché ha riscoperto l'infinita potenza della metamorfosi. Per comprendere appieno il senso della sua ricerca, bisogna analizzare non solo i soggetti, ma la qualità alchemica del suo sguardo. Di fronte al simbolo di un caccia militare, l'artista evita la trappola della narrazione didascalica – il facile manifesto pacifista – rispetta la forma del velivolo, ne coglie la bellezza aerodinamica, ne comprende il richiamo ancestrale alla velocità e al dominio del cielo. Allo stesso tempo, trascende la provocazione: non distrugge l'oggetto, non lo “vandalizza” e non lo ridicolizza, bensì compie un gesto infinitamente più sovversivo e costruttivo: lo immerge, lo accoglie, lo pacifica e l'atto di adagiare i caccia nei fondali marini non è un'aggressione, ma una deposizione, un rito di sepoltura e, insieme, di battesimo. È qui che si svela la sua originale via di innovazione: la trasfigurazione. Come nella teofania evangelica, la forma esteriore rimane riconoscibile, ma la sua sostanza interiore viene rivelata in una luce nuova e superiore. Il caccia non cessa di essere ciò che è, ma la sua natura più profonda, quella di guscio, di "abitacolo per la vita", viene portata alla luce, la sua energia aggressiva viene trasmutata in energia generativa, la sua struttura volta all'attacco in un'architettura che protegge la vita. Questo non è un racconto, è un’epifania, un processo che richiede una sapienza e una stabilità interiore notevoli, perché per trasfigurare il mondo, bisogna prima aver pacificato il conflitto dentro di sé. L'artista, come l'Aeronauta del titolo, ha dovuto raggiungere "alte quote" di coscienza per poter compiere questa operazione e la sua scelta maieutica di portare ad osservare la scena dall'alto non è un artificio, ma un invito a partecipare a questo stesso processo di elevazione. Vespasiani non ci dice cosa pensare; ci mette nella condizione di farlo in modo diverso, insegnando a guardare i "demoni" della nostra epoca non con rabbia o con paura, ma con uno sguardo compassionevole e trasformativo. L'attualità e l'importanza di Vespasiani per gli uomini del nostro tempo risiedono interamente in questa lezione: in un mondo polarizzato e urlante, egli ci offre un metodo fondato sul silenzio, sulla contemplazione e sulla sintesi alchemica degli opposti. La sua arte è un manuale pratico su come affrontare le complessità senza cadere nella semplificazione, su come innovare senza distruggere, su come affrontare il proprio tempo senza esserne risucchiati, per edificare uno stato dell'essere più integrato, saggio e, in definitiva, più umano.