Eppure, venerdì sarà già passato un anno dal femminicidio di Emanuela Massicci, la 45enne di Ripaberarda, frazione di Castignano, uccisa di botte dal marito Massimo Malavolta il 19 dicembre 2024 all’interno della loro abitazione, adiacente all’Osteria del Pelo. Un delitto che ha squarciato il silenzio di un piccolo centro e che, a distanza di dodici mesi, continua a pesare come un macigno sull’intera comunità. Emanuela era una madre, prima di tutto. Lascia due figli, due ragazzi che da un anno convivono con un’assenza impossibile da colmare. Un vuoto che non riguarda solo la famiglia, ma un intero paese che non ha mai smesso di interrogarsi su come sia potuto accadere. A Ripaberarda il tempo sembra essersi fermato a quel giorno d’inverno, quando la violenza domestica si è trasformata nell’ennesimo, insopportabile femminicidio. I genitori di Emanuela, Lodovico e Luciana, non hanno la forza di parlare. Il dolore è ancora troppo forte. Luciana, però, con un filo di voce, ha voluto affidare un breve messaggio: "Grazie a tutti coloro che ci sono stati vicini in questo anno terribile". Poche parole, cariche di sofferenza e riconoscenza. Lodovico resta invece chiuso nel silenzio, un silenzio che dice più di qualsiasi dichiarazione. Solo un mese fa, all’uscita dal tribunale di Ascoli, aveva trovato la forza di invocare l’ergastolo per Malavolta, chiedendo giustizia per la figlia. Castignano e Ripaberarda sono ancora sconvolte. Il dolore non si è attenuato, si è trasformato in una ferita permanente, impossibile da ricucire. "È stato un anno terribile, purtroppo il dolore è ancora vivo nella nostra comunità – ricorda il sindaco Fabio Polini –. Sono state adottate tante iniziative per ricordare Emanuela. Tra cui la panchina rossa, scomoda, che faccia riflettere. Trasformare il dolore in ricordo, e il ricordo in azioni concrete che facciano pensare alla violenza di genere e lancino un messaggio forte".
Dicembre 17, 2025
Femminicidio di Ripaberdarda - Venerdì il primo anniversario della morte di Emanuela, paese commosso
Sembra ieri, tanto è ancora forte il dolore. Così come l’incredulità per quanto accaduto.
Redazione
