determinazione della quale si è avuta conoscenza solo a febbraio in occasione di una intervista ad alcuni componenti del Comitato, poi palesata in occasione della assemblea del Quartiere S. Antonio del 20 febbraio scorso, durante la quale i componenti del direttivo hanno informato della determina che dispone lo stanziamento di una somma di 40.759 euro per lavori di ristrutturazione da effettuare nella casa del giardiniere, unico documento noto nella vicenda che ci interessa, che però non indica alcuna destinazione o scopo; il direttivo ha riferito di ben tre incontri precedenti con la Commissaria dott.ssa Stentella, dai quali è emerso che la decisione sarebbe motivata da estrema urgenza derivante dalla necessità di alleggerire le tensioni che affliggono come noto il quartiere Ponte Rotto, mediante una “selezione” di sette soggetti ben individuati, da allocare presso la Villa Rambelli in modo che si definiva “transitorio”. Emergeva che tale decisione era stata assunta senza conoscere o tenere conto del titolo di proprietà del complesso immobiliare, ossia del testamento del dott. Pietro Rambelli, stilato nel 1998 e pubblicato dopo la sua scomparsa nel 1999. Studiando il testamento integrale ho potuto constatare l’incontestabile unicità della destinazione impressa al compendio immobiliare denominato Villa Cerboni-Rambelli quale polo museale e culturale: villa, parco e casa del custode infatti vengono considerati dal testatore come complesso inscindibile con un’unica destinazione, prevedendosi per la “casa del giardiniere” un legato “vita sua natural durante” quale abitazione del giardiniere e della sua famiglia, dopodichè doveva rientrare a pieno titolo nell’unica destinazione contemplata, pena la perdita del lascito da parte del Comune di San Benedetto del Tronto. Ciò dispone il testamento al contrario di quanto affermato da più voci interessate a portare a conclusione un procedimento ideato diversi mesi addietro e per questo non motivabile con l’urgenza, del quale i cittadini erano venuti a conoscenza solo a seguito di vaghe dichiarazioni. Sorgono in questa vicenda molti dubbi e domande: In primo luogo, se la Commissaria ha (come riferito in assemblea) sospeso la firma quando messa al corrente del testamento, come sia possibile che già almeno da dicembre scorso siano stati stanziati dei fondi per la ristrutturazione; che la ristrutturazione sia in fase di ultimazione anche senza la firma che approva il cambio di destinazione, tramite un affidamento diretto dei lavori sulla base di una determina della fine del 2025 avente ad oggetto semplicemente “Lavori di manutenzione ordinaria e straordinaria casa comunale detta “del Custode” in Via Silvio Pellico n. 43”, non motivata da alcuna urgenza né finalizzata a realizzare un dormitorio. In tale documento si legge che “L’Area lavori Pubblici e Patrimonio provvede, nei limiti delle risorse stanziate, ai lavori inerenti la manutenzione degli edifici comunali che svolgono scopi istituzionali, in particolare la tenuta in efficienza di alcuni edifici con scopi sociali”, includendosi il manufatto in questione in una categoria di immobili comunali con finalità non pertinente e non contemplata dal titolo testamentario. In secondo luogo, come sia possibile che nel corso dell’assemblea di quartiere, relazionando il Direttivo le risultanze degli incontri avuti con la Commissaria, sia stato dato per assodato e ripetuto molte volte che la gestione del futuro dormitorio sarebbe stata affidata ad una ben determinata cooperativa sociale, la quale dopo alcuni giorni smentiva ogni coinvolgimento; e inoltre, quale sia la convenienza di insediarvi appena sette-otto persone senza tetto per toglierle al quartiere Ponte Rotto, affermandosi che in tal modo li si separava da una compagine “problematica”, se tali soggetti poi andrebbero a prendere i pasti comunque presso la Caritas. Neanche è dato sapere con certezza se ai primi, “selezionati” secondo criteri sconosciuti (forse i più problematici?), ne seguirebbero poi altrettanti, né se la asserita transitorietà di tale sistemazione derivi da un preciso programma di formazione e/o inserimento. Tutto in questa vicenda è totalmente carente di informazioni ufficiali, con un modus operandi che non dovrebbe mai connotare l’azione amministrativa, sia pure in una fase di commissariamento. Terzo punto, importantissimo: secondo testamento, in caso di inosservanza della destinazione imposta sul complesso immobiliare dal testatore, “in ogni tempo ed anche solo in parte”, qualsiasi interessato può adìre all’Autorità Giudiziaria per la dichiarazione della risoluzione delle disposizioni testamentarie. Il Comune perderebbe quindi la proprietà del complesso immobiliare, con conseguente grave danno erariale, poichè verrebbe meno il diritto di accedere ai fondi per la ricostruzione già stanziati dalla Regione Marche con l’ordinanza n. 137/2023, per un importo di 3,5 milioni di euro, destinati alla ristrutturazione ed al restauro della villa per la realizzazione di polo museale e culturale. Questi fondi, insieme ad uno dei pochi luoghi storici di pregio della nostra città, votato da oltre 13.000 persone quale patrimonio FAI nell’ambito del concorso “I Luoghi del Cuore”, verrebbero persi irreparabilmente, per l’ostinazione di volervi collocare appena sette-otto senza tetto, senza minimamente risolvere la situazione critica del nostro quartiere Ponte Rotto, ma propagando i problemi ivi lamentati anche in pieno centro città, di fianco al parcheggio interrato, all’ospedale civile e a due scuole, in un contesto che di notte non è controllabile in quanto recintato, pieno di nascondigli e buio, confinante con un altro parco, con tutte le conseguenti possibili situazioni criminogene che purtroppo sono all’ordine del giorno. Tanto premesso, su richiesta di un grande, inaspettato numero di cittadini, ho provveduto insieme ai due colleghi Avv. Massimiliano Castagna e Avv. Candida Palmioli, a redigere la petizione per la salvaguardia del patrimonio comune della città e delle volontà espresse dal defunto dott. Rambelli, diffondendola poi solo tramite passaparola grazie a singoli cittadini interessati, tra cui la preziosa Lilli Gabrielli, referente ed ex capogruppo FAI, per una raccolta firme che in pochi giorni ha superato ogni previsione e che poteva proseguirsi ancora a lungo, interessando la questione non solo il quartiere Sant’Antonio ma tutta San Benedetto del Tronto. La petizione e le 587 firme raccolte sono state dalla sottoscritta, quale firmataria e delegata al deposito, protocollate all’indirizzo della Commissaria Dott.ssa Stentella e del Prefetto di Ascoli Piceno il 13 marzo; con essa si chiede coralmente: l’annullamento di ogni azione o provvedimento volti a realizzare nella casa del custode un dormitorio o ogni altra attività non conforme alla destinazione impressa dal testamento al complesso immobiliare Villa Cerboni-Rambelli; l’avvio di un confronto pubblico con la cittadinanza tutta, cessando dal modo di procedere fatto di interlocuzioni riservate con il comitato del quartiere interessato, che si è appalesato non rappresentativo, nella vicenda in oggetto, della volontà dei residenti e dei cittadini tutti; l’individuazione di soluzioni alternative per le politiche sociali e per l’esigenza contingente, senza pregiudicare il bene culturale comune, provocando altresì un ingente danno erariale; la pubblicità degli atti istruttori e delle valutazioni tecnico-amministrative poste a fondamento della scelta; infine il riscontro formale alla petizione di cui mi faccio latrice ed interprete. In definitiva, ferma l’adesione di tutti i firmatari della petizione ai principi di solidarietà ed accoglienza che da sempre connotano il nostro tessuto sociale, tanto è vero che sono presenti sul territorio moltissimi dormitori gestiti da associazioni e cooperative, questo non può avvenire senza limiti e senza cautele e, per tutti i motivi spiegati, non può avvenire proprio a Villa Rambelli: dunque, rispettando la sicurezza di tutti e con modalità trasparenti, correttamente strutturate e calibrate sul territorio, Si all’accoglienza, ma NON a Villa Rambelli.
Avv. Rosaria Falco
