Marzo 18, 2026

Affrontare il coraggio. Considerazioni sulla festa del papà quando il babbo è nei cieli

Il passaggio dall’inverno alla primavera che viviamo in questo periodo avviene come d’incanto dentro una luce che si distende sulle giornate, ancora rigide ma aperte alla natura che fiorisce.

Redazione

Come quelle foglie cadute in ottobre, la scomparsa di un padre non lascia soltanto un vuoto affettivo, produce un radicamento più profondo sul terreno, come se le gambe ora sostenessero un peso maggiore, quello di un telescopio che cambia più velocemente la posizione da cui osservare la vita e quella dei propri cari. Finché un padre esiste rimane una presenza che sostiene la storia familiare: è come un perno fermo con una mano nel tempo e quando questo viene meno, si manifesta una fase inesorabile dell’esistenza. Non si è più soltanto eredi di qualcuno: si diventa, in un certo senso, responsabili di ciò che si è ricevuto, scoprendo che molte cose che si pensavano personali in realtà hanno radici più antiche. I padri non esprimono l’affetto con troppe parole e la loro forma d'amore è più sottile ed ermetica di quella delle mamme, si manifesta nella continuità delle azioni quotidiane, nell'impegno e nelle responsabilità affrontate con dedizione. Persino certe durezze o distanze, rivelano un significato superiore: erano tentativi di preparare alla vita, erano allenamenti non coccole. Durante l’infanzia e la giovinezza si immagina che la figura paterna appartenga all’ordine naturale delle cose, al punto da considerarla quasi permanente, poi, si prende atto che anche ciò che sembrava stabile, decide inaspettatamente che è arrivato il momento di trasformarsi. Il paradosso è che ciò, non diminuisce quello che è stato trasmesso in precedenza, anzi ora quelle tracce invisibili diventano “operative", si manifestano quando vogliono, nei momenti in cui occorre grinta, velocità di scelta, integrità e in quelle decisioni si può leggere qualcosa che non nasce da zero. Non si ha più un interlocutore esterno, ma si attiva una memoria aggiuntiva che inizia ad orientare. Non parla più con la voce, ma fa trapelare, attraverso ciò che ha insegnato, delle vibrazioni che sa decifrare meglio chi ha una sensibilità rarefatta. Diventa più chiaro che la nostra vita che scorre è fatta anche di ciò che altri hanno amato-costruito-sognato prima di noi e vivere secondo quei principi significa dare continuità a una storia che non si interrompe e in questo senso un padre non scompare mai davvero. Si integra nel coraggio con cui si affrontano le scelte, nell’agire con risolutezza e nella fedeltà a quei valori più alti che avevamo ammirato in lui e che ora - ci auspichiamo - vedremo in azione attraverso di noi.

                             Mario Vespasiani