Il risultato che ha premiato il No, anche in un territorio storicamente orientato verso il centrodestra, ha infatti riacceso le speranze del centrosinistra, che intravede nella consultazione popolare un possibile segnale di cambiamento degli equilibri cittadini. Un’ipotesi che, numeri alla mano, resta però tutta da verificare. Solo due anni fa, alle amministrative del 2024, il sindaco Marco Fioravanti e la coalizione di centrodestra avevano ottenuto un consenso plebiscitario, pari al 73,9%, confermando una leadership solida e radicata. A ciò si aggiunge il risultato delle ultime elezioni regionali, che in città hanno visto ancora una volta il centrodestra imporsi con un ampio margine. Uno scenario che rende, almeno sulla carta, difficile immaginare scossoni nel breve periodo. Eppure, tra le fila dell’opposizione, qualcuno guarda al dato referendario come a un possibile punto di partenza. Pur non trattandosi di un voto politico in senso stretto, è innegabile come la consultazione abbia assunto una forte connotazione partitica, con il centrodestra schierato a sostegno del Sì e il centrosinistra compatto sul No. Una dinamica che, inevitabilmente, ha trasformato il risultato in un terreno di scontro e interpretazione politica. “In città emerge una nuova energia - commenta il consigliere comunale di opposizione Gregorio Cappelli -. La vittoria del No rappresenta un segnale chiaro e potente, che testimonia il desiderio di cambiamento pur restando ancorati ai valori della Costituzione. È un risultato non solo politico, ma profondamente sociale”. Sulla stessa linea anche il deputato del Partito Democratico Augusto Curti, che legge l’esito come una manifestazione di partecipazione e consapevolezza: “Vince il No e, come una corrente sotterranea, vince la partecipazione. I cittadini hanno respinto una riforma sbagliata, riaffermando un legame profondo con i principi della nostra democrazia”. Il dato, dunque, alimenta una nuova fase di riflessione politica nel capoluogo piceno. Il centrosinistra prova a riorganizzarsi e a immaginare una possibile alternativa, anche guardando alle prossime scadenze elettorali. Ad Ascoli si tornerà al voto nel 2029, ma non si esclude uno scenario anticipato nel 2027, qualora Fioravanti decidesse di tentare la corsa al Parlamento. Un orizzonte ancora lontano, ma che contribuisce ad accendere il confronto. Anche perché, nella storia recente della città, l’ultima amministrazione di centrosinistra risale alla giunta guidata da Roberto Allevi. Da allora, il centrodestra ha consolidato nel tempo un consenso ampio e stabile. Il referendum, dunque, non cambia gli equilibri nell’immediato, ma riapre il gioco politico. Tra prudenza e speranze, il centrosinistra prova a leggere nei numeri un segnale da cui ripartire, mentre il centrodestra resta forte dei risultati elettorali degli ultimi anni. Il confronto, ad Ascoli, è appena ricominciato.
Marzo 24, 2026
Ascoli Piceno - Post referendum, il centrosinistra spera che possano cambiare gli equilibri politici
All’indomani del referendum sulla giustizia, ad Ascoli è ancora acceso il dibattito politico.
Redazione
