Il tempo non ha cancellato il mistero che circonda la morte di Carmela Rea, per tutti Melania. Aveva 29 anni, una bambina piccolissima e una vita che, all’apparenza, seguiva un corso sereno. Viveva a Folignano con il marito Salvatore Parolisi, militare dell’Esercito, dopo il trasferimento dalla Campania. Un’esistenza ordinaria, spezzata all’improvviso e diventata nel tempo uno dei casi più discussi della cronaca italiana. Il corpo di Melania fu trovato nel bosco delle Casermette, a Ripe di Civitella, segnato da una violenza brutale: decine di coltellate, inflitte mentre la vittima veniva immobilizzata. A denunciare la scomparsa fu il marito, con una versione che fin da subito sollevò dubbi. Raccontò che la donna si era allontanata senza tornare, ma gli investigatori ritennero che l’omicidio fosse già avvenuto e che quel racconto servisse a sviare le indagini. Nel corso degli accertamenti emerse anche una relazione extraconiugale, considerata possibile movente. La giustizia ha dato una risposta processuale con la condanna definitiva a vent’anni per Parolisi, che continua a dichiararsi innocente. In questi quindici anni il caso è rimasto vivo nella memoria collettiva, diventando simbolo della violenza di genere e delle sue dinamiche più oscure. Ha segnato il dibattito pubblico e contribuito a cambiare lo sguardo su questi crimini. Eppure, nonostante le sentenze, resta una zona d’ombra che il tempo non è riuscito a dissolvere del tutto.
Aprile 18, 2026
Folignano - Quindici anni fa l'omicidio di Melania Rea
Sono passati quindici anni e una domanda continua a restare sospesa
Redazione
