Riteniamo che tale onorificenza che viene conferita per testimoniare la vicinanza e la riconoscenza di una comunità a persone che hanno svolto attività di grande rilevanza, che si sono distinte per meriti particolari, per contributi significativi alla cultura, alla scienza, alla società o alla comunità locale per onorare e celebrare il loro operato e per l'impatto positivo che hanno avuto, non possa essere conferita a Benito Mussolini.
Musolini infatti è stato l’artefice dell’assassinio di Giacomo Matteotti reo di aver denunciato in parlamento i brogli elettorali con cui il partito fascista aveva vinto le elezioni, un dittatore giunto al potere attraverso la violenza politica e al più spregiudicato opportunismo, che ha soppresso ogni libertà democratiche, con la messa al bando di tutte le organizzazioni democratiche e la galera a chi dissentiva, che ha condotto l’Italia in un’avventura coloniale fatta di crimini di guerra e deportazione, poi nella guerra civile di Spagna a sostegno del golpe militare del Generale Franco, che ha promulgato nel 1938, le leggi razziali ed infine per aver schierato l’Italia a fianco della Germania nazista in una guerra con esiti catastrofici con 500.000 italiani tra civili e militari, morti durante il secondo conflitto mondiale, un bilancio di perdite umane pesantissimo la cui memoria è ancora presente nella cultura e nella storia del nostro Paese, eventi questi riscattati dalla lotta antifascista che ha visto la partecipazione di oltre duecentomila tra donne e uomini che si sono battuti per la libertà dell’Italia e per la democrazia.
Vogliamo qui ricordare il contributo che hanno dato alla lotta per la liberazione dell’Italia dalla dittatura fascista i 278 partigiani e patrioti della provincia di Ascoli Piceno insignita di Medaglia d’Oro per i fatti Partigiani, i partigiani e patrioti Mario Mazzocchi Cesare e Antonio Gabrielli, i carabinieri M.llo Nardone, Isaia Ceci e il brigadiere Elio Fileni, Neutro Spinozzi e Salvatore Spinozzi, il Tenente della finanza Gian Maria Paolini tutti vittime della barbarie fascista e nazista ai quali il comune di San Benedetto del Tronto ha intestato vie cittadine per ricordarne il loro sacrificio per la libertà e la democrazia dell’Italia.
Quella delibera del 24 maggio 1924 imposta dal governo fascista ai comuni italiani a seguito delle elezioni del 1924, di attribuire la cittadinanza onoraria a fini propagandistici a Mussolini, assunta dal consiglio comunale di San Benedetto del Tronto costituisce una macchia che non fa onore al sentimento democratico dei suoi cittadini. Pertanto, l’ANPI di San Benedetto del Tronto chiede che sia convocato un consiglio comunale al fine di disconoscere tale delibera non riconoscendone né il contenuto né le farneticanti motivazioni, nella consapevolezza però che questa pagina oscura della nostra storia non possa essere cancellata, né tanto meno possa dispensarci dal fare i conti con essa. Quel documento resta un’utile occasione per riflettere sul fatto che anche San Benedetto del Tronto, come l’Italia tutta, fu, almeno in parte, fascista, per convinzione, convenienza o forzatamente, ma che la stessa città però vent’anni dopo avrebbe avuto un ruolo attivo nella Resistenza, che portò poi alla affermazione dei valori costituzionali e democratici che rappresentano un netto rifiuto di quei disvalori di cui il fascismo e Mussolini sono stati i portatori."
Il Presidente
Bruni prof. Antonio
