Febbraio 06, 2026

Ascoli Piceno - Poliziotto ferito a Torino, gli haters si scatenano sui social

Da una parte il riconoscimento ufficiale delle istituzioni, dall’altra l’odio scomposto che corre veloce sui social network.

Redazione

In mezzo c’è Lorenzo Virgulti, il giovane poliziotto ascolano rimasto ferito sabato scorso durante gli scontri avvenuti a Torino nel corso del corteo per Askatasuna. Una vicenda che, oltre alle conseguenze fisiche, ha lasciato strascichi profondi sul piano umano e familiare. Il Comune di Ascoli ha deciso di stringersi attorno al proprio concittadino. Il sindaco Marco Fioravanti ha infatti proposto il conferimento della Benemerenza Civica all’agente, proposta che verrà portata all’attenzione del prossimo consiglio comunale, convocato per lunedì pomeriggio alle 15. Un gesto che vuole rendere omaggio al coraggio dimostrato dall’agente, come si legge nelle motivazioni ufficiali, per essersi “lanciato generosamente e con estremo coraggio a difesa di un suo collega, vittima di un bestiale e criminoso pestaggio che poteva avere esiti letali”. Parole nette, che sottolineano il valore di un intervento definito dal primo cittadino “encomiabile ed eroico”. Eppure, mentre le istituzioni scelgono la strada del riconoscimento, sui social si è scatenata una vera e propria ondata di odio. C’è chi ha messo in dubbio la veridicità del ricovero in ospedale, sostenendo che sarebbe stato tutto una messinscena orchestrata in vista dell’arrivo a Torino della premier Giorgia Meloni. Altri hanno puntato il dito contro il collare cervicale indossato dal poliziotto, definendolo “finto” e accusandolo di voler inscenare conseguenze fisiche mai riportate. Attacchi gratuiti, osservazioni feroci e prive di fondamento che hanno colpito non solo Lorenzo Virgulti, ma anche la sua famiglia, già provata da giorni difficili e carichi di preoccupazione. In un momento che avrebbe richiesto silenzio e rispetto, l’odio digitale ha finito per amplificare il dolore, mostrando ancora una volta il lato più oscuro dei social network. In questa vicenda si misura anche il peso, spesso sottovalutato, delle parole che circolano online. I social sono spazi di confronto e pluralità di opinioni, ma quando il dissenso si trasforma in sospetto sistematico, derisione o accusa infondata, il rischio è quello di colpire persone reali, con le loro fragilità e le loro famiglie. Anche per questo motivo Lorenzo Virgulti e i suoi familiari, in questo momento, hanno preferito chiudersi nel silenzio, per proteggersi da un’esposizione mediatica diventata dolorosa. Il rispetto dei diversi punti di vista resta un valore fondamentale, ma richiede sempre equilibrio e senso di responsabilità, soprattutto quando si parla di fatti e persone coinvolte in vicende così delicate.