I recenti risvolti del conflitto in Medio Oriente hanno innescato l'ennesima ondata di rincari, colpendo al cuore un tessuto produttivo già provato da anni di instabilità. La denuncia arriva dalla Cna di Ascoli Piceno, preoccupata per una dinamica che vede artigiani e piccoli imprenditori pagare il prezzo più alto di speculazioni internazionali su carburanti ed energia. "È necessario tutelare chi produce valore dalle speculazioni e dagli extra-profitti ingiustificati», dichiarano Arianna Trillini e Francesco Balloni, vertici dell'associazione. In risposta, la Cna Fita ha già sollecitato il Garante dei prezzi per verificare la trasparenza dei listini alla pompa, che sembrano non riflettere i reali costi delle scorte pre-conflitto. A complicare il quadro è la frenata dell'export verso gli Stati Uniti, condizionato dai dazi. Nonostante un aumento generale del 7,2% nel 2025, il dato è drogato dal boom del farmaceutico (+54%). Al netto di quest'ultimo, il Made in Italy segna un preoccupante -3,7%. I settori trainanti del Piceno soffrono: l'alimentare cede il 4,5%, il mobile l'8,2% e la meccanica il 3,4%. Unica nota lieta la moda, che tiene con un +2,4%, confermandosi resiliente anche di fronte alle barriere commerciali. Per le PMI locali, la sfida è ora resistere a costi di gestione che rendono la programmazione a lungo termine un esercizio di estrema incertezza.
Marzo 10, 2026
Cna Ascoli, Pmi sotto assedio tra speculazioni energetiche e lo scoglio dazi Usa
Il territorio piceno piomba nuovamente in un clima di "emergenza permanente".
Redazione
